
Infanzia di luce - 1997
Gabriella Goffi
Il lavoro delle mie mani
di Nadia Scardeoni
B.T.A.
La parola
Il mio mondo s'è fatto piccolo, tre stanze più i servizi, ma il mio tempo ugualmente preme, come fosse l'universo stesso; allora io confondo il finito con l'infinito ........
Se parlo del " mio lavoro" mi capita di usare frasi spezzate, interrotte, come certi stranieri che non sanno bene la lingua.
Questo mi è utile, io credo, per dare incisività alle mie parole e per affermare ciò che di per se è molto semplice.Quando ho iniziato questo " gioco" non potevo fare altrimenti., cucire, recuperare, riutilizzare era quello che sapevo e che potevo fare. Un lavoro antico come le donne antiche, che contengono in sé la pazienza e il silenzio necessari a quest'arte.Il tempo mi ha fatto il dono della perseveranza, così che la mia voce prendesse sempre più forma attraverso ciò che avevo imparato.
Nel riscoprire questa possibilità riscopro me stessa. Nell'arte, nelle donne, nel silenzio c'è sempre una domanda che vuole formularsi e in sé contiene la risposta che da sempre avremmo voluto sentire. Tentare questo colloquio con se stesse è una sfida a desiderare con i propri occhi. Usare strade conosciute per inventarne di nuove mi fa calare direttamente nella realtà lasciandomi quel tanto di sospensione e di attesa che mi permette il sogno.
"lo, via lattea, diafana,
pulviscolo incolore
chiesi forma
aspettando coperchi a depositarmi.."
e gli oggetti
Il luogo dove sono ora, non è più il luogo dove eravamo. …..sottratta ad un destino?
L’incontro con gli oggetti, con la loro materia, volume e dimensione, non è stato casuale. Conosciuti da sempre, essi fanno parte della mia memoria, mi permettono oggi di dar corpo ad un immaginario che preme.
Il ferro mi suscita fascino e timore. Mi colpiscono in particolare le forme di certi ferrivecchi, parlo di cose che non esistono più, ormai inefficienti per la loro funzione originaria. Essi tuttavia nascondono possibilità non ancora esplorate e il mio piacere è nel guardarli con occhi nuovi e trovare per loro (e per me) un esistenza nuova.
Il momento è fatto di ascolto, di passività e di ricerca nello stesso tempo, la meta è un insieme che li comprenda rispettandone la forma e la materia. Mi piace partire da oggetti reali, cercarli, sceglierli e la ruggine, la ruggine soprattutto, l'usura, i segni dei tempo sulla materia.
Metterli insieme, poi, soddisfa il mio bisogno di fare ordine, un bisogno dei tutto femminile di guardare ad una piccola realtà, perennemente in disordine, da riordinare. Non devo ricostruire un mondo, sono ricca, trasformo una realtà che già esiste.
La tela mi rimanda ad immagini più elaborate, richiede un lungo lavoro di cucitura, c'è il gusto del lavoro paziente, la ripetitività dei punti, il fascino dei colori.I personaggi nascono lentamente come se dovessi covarli. A volte non nasce niente.
E' giusto.
E' giusto che non tutto arrivi a compimento. La soluzione talora appare tardi, ed è là dove non penseresti. C'è l'imprevisto, il caso e la scelta. Guardare dentro di me e fuori di me, dentro di me e fuori di me. E' un gioco, una fatica che conosco. E' il fare che mi interessa, che mi appartiene. Per il resto so che ci sono donne e cavalieri, personaggi che vanno e tornano. Sono, tutto sommato, figure in agguato.
E perché hanno questi occhi che li rendono vivi?
Certamente ogni opera, che sento con lo sguardo prima che nelle mani, mi permette di osare l'incontro tra la mia realtà interiore ed esteriore. Soddisfa un pensiero che è di libertà a cui affido la pretesa di potersi dire da solo. (Gabriella Goffi)
Verso l’ autrice…
Il mio primo incontro con le opere di Gabriella Goffi resterà così, come l'ho vissuto, una gemma incastonata nel tessuto delle esperienze che, per il senso di meraviglia, per l'improvviso stupore che incanta la mente e per la felicità del cuore dentro la gioiosa scoperta, ci costringono ad un abbraccio immediato quasi che la separazione , il distacco, ci possano comportare una grave perdita di noi stessi. Non si tratta di un groviglio di emozioni.
Credo che Gabriella Goffi abbia costruito per sè e per noi, un percorso straordinario dentro la più dolorosa metafora dell'esistenza: il vuoto d'amore.
Dalla mutilazione degli affetti familiari alla perdita della sua identità e capacità di identificarsi.
Una perdita di sè come un precipizio dentro la storia dell'umano e degli uomini, fino alla sorgente delle incisioni rupestri per ricominciare a sillabare una lingua superbamente essenziale, evocata e ritrovata, ci è concesso di capire, dentro una nuova relazione d'amore.
Corpi di una sacralità nuda ed ostentata, impossibili da corrompere per la loro totale estraneità al dettaglio del quotidiano e del contemporaneo, cuciti dagli archetipi dell'esistenza, si guardano e ci guardano, muti ed eloquenti, e ci narrano con il sillabario povero dei legni recuperati, dei nastri, dei chiodi, una incredibile , preziosissima storia che , ancora una volta, inarca il limite della nostra speranza.Gabriella Goffi ci può far credere, infine, che l'amore ci basta
Per incontrarla dobbiamo sostare.
E poi intraprendere con fede un cammino. /Nadia Scardeoni
Gabriella ci racconti la storia, la genesi delle tue opere?
Questo oggetto, una vecchia asse da stiro per sarti trovata in un mercatino é parte di un desiderio che avevo: " due cose che dovevano unirsi in simbiosi, un desiderio di essere in simbiosi, di essere collegata". Un desiderio di collegare tutte le mie parti.
Il pendolino é come l'amore che vibra, é il collegamento, é il cuore che si muove: l'amore muove, può muovere la fissità di queste immagini e le tiene collegate.
I due corpi non sono di fronte, di solito non ci si abbraccia così, ho espresso un desiderio di lasciare andare di dare la libertà per amore, l’ho chiamato: Scultura
Questo – Abitarsi - non é stato un "parto" facile. E' un pezzo di ottone che io ho piegato. Io volevo che ci fosse un corpo cavo, che accoglie. E' stato un desiderio di potenza, una voglia di rischiare, di potere, di poter dire. Il mio desiderio di potenza non é violenza né sopraffazione é desiderio di esprimere la mia energia interiore senza censure. "Lei" ha dentro questo bambino, é stato faticoso per me capire che cosa avesse dentro. Io ho trovato questo legno in soffitta, era dei miei genitori quindi era una cosa che mi apparteneva, una cosa molto "forte". Nella cavità prima volevo mettergli un peso poi ho capito che potevo "fare" una bambina. Può essere una madre con la figlia ma io non l'ho pensato. Può essere una donna con la sua fanciullina dentro.
Questa energia può essere la fanciullina sempreviva con tutte le sue potenzialità da esprimere perché ha ancora tutta la vita davanti. La bambina é l'inizio, la novità, la curiosità é la capacità di rinnovarsi. La bambina é anche inquieta, vive e cresce e va sempre avanti: é un'energia che vuol essere ascoltata, che non può essere messa a tacere.
La sedia innamorata, è stata un gioco sempre dentro il mio desiderio di simbiosi: sono due personaggi che si guardano, sono identici si riflettono l'uno nell'altro
L'anima leggera, é sempre la bambina che gioca, la bambina felice. E' anche una bambina molto vecchia: la sua testa é antica, é una "donna", vecchia di dolore, attraversata, bucata dal dolore. Non é la leggerezza della bambina incosciente é la leggerezza della bambina che ha subito violenza, nella testa ma é ancora viva.

La veglia al confine, l'ho costruito pensando alla morte. Una volta costruivo sempre guerrieri, ero molto attratta dalle immagini dei guerrieri.
...."Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti"....? Forse...
E' così. Ho voluto fargli uno scudo ma é simbolico. E' uno scudo, "femminile" fatto di rete, é fragile, non protegge. Forse questo guerriero é una guerriera o forse no.
Anche il suo sesso é un pò ambiguo. Io ho sempre bisogno di dare loro un'identità sessuale perché sono persone.
Esserci 1996.Ho voluto fargli delle braccia così ampie perché.....abbracci tanto, é nata dopo una lunga interruzione, dopo un lungo periodo nel quale ho pensato: "forse non farò più niente". E' stato un lungo silenzio e si é interrotto così con questo grande "abbraccio".
Verso la meta, è' fragile con questo corpo cavo ma é anche leggero e la sua leggerezza é, forse, anche la sua forza, la sua energia quindi può andare, sa andare. E' un augurio che voglio fare, che mi voglio fare: andare verso la meta.
Tentativo di volo. Molto alta, ha le braccia molto piccole, non ha ancora le mani. E' un tentativo di alzarsi, di uscire dalla terra............ Non siamo ancora pronti.
Qual'è la tua ultima scultura?
L'ultima scultura che ho fatto é il "guerriero" legato a questo mio pensiero della morte.

Il guerriero non ha un'identità precisa. Forse registra attraverso i delicatissimi sensori di Gabriella Goffi il momento che stiamo vivendo, il passaggio dei ruoli, la transizione storico filosofica dalle identità volutamente definite dalle costruzioni ideologiche che ci hanno allontanato dalla vita, ad una materia vivente ed incandescente che reclama , senza appello, di riprendere la propria forma.E' la vita che invoca la liberazione del suo progetto originario. Attraverso la sofferenza, il sacrificio , i contrasti, le contraddizioni che soli, ne trattengono il movimento, ne potenziano la grandezza e lo splendore. La sua opera vanifica le categorie rigide di chi ha voluto irridere il primato dei sentimenti con fantasmagoriche costruzioni concettuali.Tutte le sue sculture registrano questo dinamismo interiore: partono da un luogo della memoria, della vita per approdare ad un'altro, solo apparentemente, opposto.E' una ricerca intessuta di fibre di anima e corpo, espressa con una autenticità che elude qualsiasi sosta cerebrale nell'autodefinizione o nell' autocompiacimento. Gabriella Goffi vive la sua scultura nel suo farsi e la sua scultura ci restituisce intatti i segreti della sua pudica esistenza. Le morti, da abbandono, che hanno accompagnato la sua infanzia, sublimate dentro l'energia di un grande abbraccio, infrangono le pietre dei sepolcri che la vita le ha imposto, le ordinano di alzarsi. E Lei si appresta al volo, verso una meta che già si delinea oltre il confine e la cifra della banalità, oltre la grande follia della superbia contemporanea.
Nadia Scardeoni
Post scriptum
Alla mostra del Decumano 97, organizzata dal Circolo della Rosa di Verona, nel novembre successivo, Gabriella Goffi ha portato la sua ultima creatura:
INFANZIA DI LUCE….che si lascia deliberatamente senza commento.
English / Dal Bollettino telematico dell'Arte /B.T.A. - pubblicato in Gabriella Goffi: work of my hands - Nadia Scardeoni's look into Gabriella Goffi's sculptures
Decumano 97



"Abito la luce e l’ombra"
L’«oscillazione» della vita
Inquieti presagi, ma anche inattese luminosità
...Gabriella Goffi utilizza due spazi contigui e vi costruisce le due dimensioni della memoria e dell’esistere, due racconti chiari, fatti di sussurri, di approfondimenti, di introspezioni, leggeri come le piume appese che difiniscono il lieve muoversi dello spazio, ma pesanti come i macigni che rotolano sul pavimento. La figura impaurita che si avvia verso la vita, giocando a mosca cieca, lascia alle spalle pensieri, sogni forse, speranze; incontra ostacoli, deviazioni, spazi immensi che una scala arrotolata ingigantisce e dilata; a volte il sogno e la vita stessa vanno oltre l’abito della sposa, i cui bagliori e luccichii sono leggeri, poveri ma persistenti, come "smeriglio di vetro calpestato" (dice il Poeta). E nel suo viaggio, la figura impaurita approda al nero della notte, dove scopre l’altra se stessa, quell’io nascosto e inconscio, che di ogni uomo costituisce l’altra metà.
Più inquieti presagi, forme che si scorgono pr improvvisi spiragli di luce; ma anche aperture, inattese luminosità, radure sognate, come se nell’ombra, noi potessimo cogliere una verità, che la luce ci toglie. ....
GABRIELLA GOFFI
Gabriella Goffi, scultrice, è nata a Gavardo (BS) dove vive e lavora.
Dagli anni ottanta ha centrato la sua ricerca sulla forza espressiva ed evocativa dei materiali (stoffe, legni, metalli) che assembla in pannelli e sculture. Attraverso oggetti e strumenti di quotidiana memoria, deteriorati dal tempo, recuperati, trasformati, impreziositi da tecniche accuratissime mediante un lavoro di rielaborazione minuziosa, ella compie un’operazione artistica che superando il "ready- made" diventa una sorta di viaggio introspettivo che utilizza linguaggi e archetipi del nostro inconscio. L’opera d’arte diventa parte di noi e della nostra trasformazione.
Un profondo interesse per il teatro, al quale facilmente ci rimandano certe sue figure scultoree, l’ha spinta sin dall’inizio della carriera a realizzare bozzetti e costumi.
Negli ultimi anni ha esteso il suo impegno a una partecipazione più diretta agli allestimenti, intervenendo in prima persona nell’ideazione e realizzazione di eventi teatrali e creando vere e proprie installazioni sceniche.
Quale collaboratrice esterna della Cooperativa Teatro Laboratorio di Brescia, ha realizzato, oltre ad interventi di formazione per adulti e bambini, lo spettacolo di poesia e sculture "L'anima sottile" per le scuole superiori.
Ha partecipato, come relatrice, al convegno "Arte e Scienza" promosso nel febbraio 1999 dal Centro Teatro Ragazzi e dalla Comunità Montana di Valle Sabbia.
Si occupa d'attività plastica e di metodologia della creatività conducendo laboratori con adulti e bambini e corsi formativi per insegnanti.
Da cinque anni collabora con il Comune di Milano per la formazione delle insegnanti di scuola materna.

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Pinacoteca Internazionale dell'Età Evolutiva

Cappuccetto Rosso e dintorni
ESPOSIZIONI PERSONALI
1989 Studio Panigati, Milano
1989 Sala della Cernita, Gargnano
1991 Galleria La Firma, Riva del Garda
1992 Museo delle Scienze, Brescia
1992 Dantan, Lonato
1994 Centro Culturale La Firma, Riva del Garda
1995 La Casa Gialla,Venezia
1995 Dedalo, Milano
1996 L’anima sottile - Circolo della Rosa, Verona
1996 Presenze - Polaveno
1998 Incontri d’arte di Palazzo Francesconi, Provaglio d’Iseo
1998 Frammenti della memoria - Nago Torbole (Trento)
1998 Centro d'arte Lupier - Gardone Val Trompia
1999 L'Argillea Bambina - Torre Avogadro, Comune di Lumezzane
2001 L'anima leggera - Marmirolo (Mantova)
2001 Galleria Eclipse - Desenzano del Garda
2001 Incontro con l'artista - Pinacoteca Internazionale dell'Età Evolutiva Aldo Cibaldi, Rezzato
2002 Abito la luce e l'ombra - Verboessere, Brescia
2002 Trame in-quiete - Galleria Kronos, Brescia
COLLETTIVE
1990 Artedonna 90 - Galleria AAB, Brescia
1990 Artedonna 90 - Palazzo Comunale, Salò
1992 Contemporaneità Astratta - Maderno
1992 Contemporaneità Astratta - Gargnano
1992 Galleria La Firma, Riva del Garda
1992 Il tempo delle donne - Sala Baganza (Parma)
1992 Artisti Bresciani - Palazzo Comunale, Gargnano
1993 Caleidoscopio - Ass. Artisti Valsabbini
1994 Relazioni d’incanto - Brescia
1994 Il tempo delle donne - Centro Argonne, Parma
1994 14 d’Annate - Palazzo Comunale, Salò
1994 Cose quotidiane ( riciclaggio come cultura ecologica)- Desenzano del Garda
1995 (S) Cultura - omaggio a Umberto Mastroianni - Marmirolo, (Mantova)
1996 Artessenza 96 - Brescia
1996 Diurnanotte - Brescia
1996 I luoghi dell’anziano - Gussago
1996 Cronico - Installazioni - Gardone Val Trompia
1997 L’amour violè - Sala Emeroteca, Brescia
1997 Decumano secondo 1997 - Veronamerica - Verona
1997 Decumano secondo 1997 - Veronamerica - Villa Carlotti, Caprino Veronese
1997 L’età Azzurra - Nozza di Vestone
1999 Sogno e realtà nell'immaginario di fine millennio - Arsenale, Iseo
2000 Centro d’arte LUPIER - Gardone Val Trompia
2001 Formato cartolina - esposizione itinerante Ventimiglia
2001 FA-VOLA(RE) - Concesio
2002 LUOGO COMUNE - Villa Glisenti, Villa Carcina
INSTALLAZIONI
2000 REBUS con le cose -
percorso dantesco per la regia di Paola Teresa Bea, prodotto dal TeatroComunale Odeon, Lumezzane
2000 L'anima sottile -
lettura teatrale con Cinzia Marmifero e Francesca Roggero
2001 erano rosa azzurri sussurri -
percorso in nove stanze nel mondo dei bambini della Shoah - in collaborazione con la regista Sara Poli ,
Comune di Brescia, 3ª circoscrizione
2001 Le stanze di sopra -
installazione ambientale interna ed esterna con oggetti e sculture per la Fondazione Cominelli,
Palazzo Cominelli, Cisano di San Felice del Benaco
2002 Abito la luce e l'ombra - Verboessere, Brescia
SCENOGRAFIE E COSTUMI
2000 REBUS con le cose -percorso dantesco per la regia di Paola Teresa Bea, prodotto dalTeatroComunale
Odeon, Lumezzane
2000 L'anima sottile - lettura teatrale con Cinzia Marmifero e Francesca Roggero
2001 La giraolta -di Paola Carmignani per la regia di Sara Poli
2002 coordinamento costumi per la Santa Crus di Cerveno